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Una riforma degli sconti fiscali: detrazioni, deduzioni e crediti di imposta vari. L’argomento è balzato in cima all’agenda in vista della prossima manovra di Bilancio. Ne ha parlato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti alla presentazione del Def, il documento di economia e finanza, quando ha spiegato che presto potrebbero esserci nuovi interventi sui crediti fiscali, dopo le norme che hanno tagliato le gambe al superbonus, per mantenere i conti su un percorso virtuoso. Nello stesso documento approvato dal governo si fa un primo accenno ad una riforma che faccia in modo che gli sconti fiscali siano meno automatici. E adesso è arrivato anche l’Upb, l’Ufficio Parlamentare di Bilancio, di fatto l’authority che certifica le previsioni del governo, a fare una proposta per “razionalizzare” la materia, rendere il sistema più equo e, non da ultimo, tenere sotto controllo il deficit. 

Taglio del cuneo prorogato al 2025, la misura equivale a un aumento in busta paga di 100 euro al mese

IL PASSO

Ma facciamo un passo indietro. Le spese fiscali censite nel 2023, le detrazioni, le deduzioni e gli altri sconti che riducono la base imponibile o l’imposta, sono in tutto 625 e valgono 105 miliardi di euro. Un numero in costante crescita. Rispetto al 2018 le agevolazioni sono aumentate del 34 per cento, mentre il loro costo è praticamente raddoppiato da 54 a 105 miliardi. Da tempo i governi provano a intervenire su questa mole di sconti, anche per provare a trovare qualche risorsa per abbassare le aliquote fiscali. Da questo punto di vista l’ultimo intervento c’è stato con la manovra di Bilancio dello scorso anno. La riduzione a tre aliquote dell’Irpef è stata accompagnata dall’introduzione di una franchigia di 260 euro sulle detrazioni ed erogazioni liberali (come le detrazioni sulle spese per i mutui, quelle per i funerali, le spese universitarie) per i redditi superiori a 50 mila euro. Questa misura è stata giustificata dalla volontà di sterilizzare il beneficio di 260 euro dovuto al taglio dell’Irpef attraverso una pari riduzione delle detrazioni. Ha funzionato? Non proprio, secondo l’Upb. Sopra i 50 mila euro di reddito ci sono 2,6 milioni di contribuenti, ma i contribuenti effettivamente colpiti dal taglio delle detrazioni sono stati solo 1,4 milioni. Il taglio medio insomma, è stato di 152 euro, minore della franchigia stabilita dal governo. In realtà c’è anche un altro passaggio da fare. Il taglio delle detrazioni del 2024 va letto insieme a quello del 2020, che aveva invece introdotto una riduzione, fino all’azzeramento, di tutte le detrazioni al 19% per i redditi tra 120 mila e 240 mila euro. Qui il paradosso è che il taglio delle aliquote Irpef, eccede l’azzeramento delle detrazioni, comportando comunque un aumento medio dei redditi di 34 euro. Insomma, secondo l’Upb, alla fine, l’esito complessivo degli interventi è stato marginale: si recuperano in tutto 250 milioni colpendo l’1% dei contribuenti. Si può fare meglio? La risposta è sì. Nelle proposte di riforma, secondo l’Upb, sarebbe necessario tenere dentro anche le spese sanitarie (sempre escluse dai tagli) anche per tenere conto dell’impatto odierno delle assicurazioni e dei sistemi di welfare aziendale. Ma soprattutto bisognerebbe seguire la strada della trasformazione delle agevolazioni fiscali in «bonus ad hoc» di durata definita e rinnovabili mediante successivi interventi legislativi. Si tratterebbe, spiega l’Upb, di una «alternativa auspicabile». Anche il Tesoro sembra essere della stessa idea. Ma fino ad oggi quello dei bonus fiscali è stato sempre un tasto sensibile dal punto di vista politico. Quasi mai nessuno ha voluto toccarlo.

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