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Come riscattare gli anni degli studi universitari per la pensione?

Dal 2019, grazie all’introduzione di una formula agevolata da parte dell’INPS, il riscatto degli anni di studio universitario ha suscitato un rinnovato interesse tra i lavoratori. Questa opzione offre la possibilità di trasformare il periodo trascorso sui banchi dell’università in anni contributivi, finendo così per influenzare sia il diritto a ricevere la pensione (che avverrà prima di chi, invece, non fruisce di questa agevolazione), sia l’ammontare dell’assegno pensionistico.

Cerchiamo di comprendere, più nel dettaglio, come funziona il riscatto degli anni di studio per la pensione

Quali sono i requisiti per accedere al riscatto di laurea?

Per poter procedere al riscatto, è necessario:

  • aver conseguito effettivamente il titolo di studio al momento della domanda;
  • gli anni da riscattare non devono essere già coperti da versamenti contributivi in altre forme di previdenza obbligatoria. Esiste tuttavia un’eccezione: l’unico caso ammesso di doppia contribuzione è quello del riscatto operato sia in una cassa professionale per iscritti ad albo, sia in una gestione Inps;
  • possedere almeno un contributo obbligatorio nell’ordinamento pensionistico in cui si vuole effettuare il riscatto. Non si possono riscattare in gestione separata corsi di studi anteriori all’aprile del 1996 (visto che, all’epoca, la gestione INPS di riferimento non era stata ancora attivata).

Quali titoli di studio possono essere riscattati?

Non tutti i titoli di studio sono ammissibili al riscatto. Tra quelli riscattabili rientrano:

  • lauree di vecchio ordinamento;
  • lauree triennali, specialistiche, magistrali, anche a ciclo unico;
  • diplomi di specializzazione e di specializzazione per laureati, inclusi quelli in ambito medico;
  • dottorati di ricerca privi di contribuzione;
  • diplomi accademici di primo e secondo livello, di specializzazione e formazione alla ricerca, oltre ai titoli di alta formazione artistica e musicale.

I master universitari, anche se ottenuti presso università pubbliche o private, non sono inclusi tra i titoli riscattabili.

Per i titoli di studio conseguiti all’estero, l’INPS ha fornito specifiche indicazioni, tramite il messaggio n. 6208/2014, sul procedimento di riconoscimento attraverso il Ministero dell’Università e Ricerca.

È possibile riscattare gli anni fuori corso?

Per gli studenti che hanno superato la durata legale dei loro corsi di studio, è possibile riscattare esclusivamente il periodo corrispondente alla durata legale del corso, che convenzionalmente inizia il 1° novembre dell’anno di prima immatricolazione.

Come scegliere la gestione per il riscatto degli anni di studio

Il riscatto degli anni di studio può essere effettuato in diverse gestioni previdenziali, a seconda di dove l’assicurato abbia versato almeno un contributo. La decisione su quale gestione optare richiede un’analisi attenta di vari fattori, tra cui l’onere finanziario dell’operazione, che può variare significativamente in base ai redditi imponibili maturati.

Per i liberi professionisti, ad esempio, potrebbe risultare più vantaggioso procedere al riscatto presso una Cassa professionale piuttosto che all’INPS. Questo perché le casse professionali, come quelle dei consulenti del lavoro o dei commercialisti, spesso prevedono requisiti contributivi meno onerosi per l’accesso alla pensione di anzianità rispetto alla pensione anticipata INPS.

Come influisce il massimale contributivo sul riscatto?

Un aspetto fondamentale da considerare è l’effetto del riscatto di periodi antecedenti al 1° gennaio 1996 sulla soglia del massimale contributivo. Per chi non ha altri contributi datati prima del 1996, il riscatto di questi periodi elimina l’applicazione del massimale contributivo, che nel 2024 ammonta a 119.650 euro. Questo significa che, per figure professionali ad alto reddito come i top manager, riscattare anni di studio antecedenti al 1995 può aumentare il valore futuro della pensione, distribuendo l’onere tra lavoratore e datore di lavoro.

Quali sono le implicazioni per i dirigenti e i lavoratori ad alto reddito?

Per una fascia ristretta di lavoratori, il riscatto di periodi ulteriori prima del 1996 potrebbe consentire di accumulare 18 anni di contributi entro il 31 dicembre 1995. Ciò comporterebbe il passaggio al metodo retributivo per il calcolo della pensione fino alle annualità 2011, una scelta che non risulta sempre conveniente per dirigenti con elevate remunerazioni.

Quanto costa il riscatto della laurea?

La comprensione del costo del riscatto di laurea presso l’INPS è essenziale per coloro che stanno valutando questa opzione per incrementare i propri anni contributivi ai fini pensionistici. La determinazione dell’onere dipende da vari fattori, tra cui il metodo di calcolo dell’assegno pensionistico (retributivo o contributivo) e la data dei periodi di studio che si intendono riscattare.

Il Decreto legislativo 184/1997 regola il calcolo del costo del riscatto, differenziandolo in base al metodo pensionistico applicato:

  • se il periodo di studio da riscattare rientra in un regime retributivo (tipicamente prima del 1996), il costo viene determinato attraverso la “riserva matematica”. Quest’ultima è un importo che il lavoratore deve versare per riscattare o ricongiungere periodi di contributi versati nel sistema retributivo. Tale sistema è un metodo di calcolo della pensione che si basa sulla retribuzione degli ultimi anni di lavoro. In parole semplici, la riserva matematica rappresenta il valore attuale delle prestazioni pensionistiche future che il lavoratore maturerà in base ai contributi versati nel sistema retributivo;
  • invece, per i periodi di studio successivi al 1995 o per coloro che hanno optato per il sistema contributivo, il calcolo si basa su una percentuale applicata all’imponibile previdenziale. In particolare, l’onere per ogni anno riscattato si calcola applicando l’aliquota contributiva INPS vigente (33% per i dipendenti del settore privato) sull’imponibile previdenziale delle ultime 52 settimane precedenti la richiesta. L’onere annuo risultante viene quindi adeguato in base al numero effettivo di settimane da riscattare.

Per i lavoratori che hanno frequentato l’università negli anni ’80 e all’inizio dei ’90, il costo retributivo del riscatto si calcola moltiplicando il beneficio annuale derivante dal riscatto per una specifica tariffa attuariale. Questa è legata all’età e ai contributi versati fino ad oggi, come stabilito dal decreto del Ministero del Lavoro del 31 agosto 2007.

Come influenzano i periodi di contribuzione figurativa?

Per chi ha periodi di contribuzione figurativa, come quelli derivanti dalla fruizione di indennità di disoccupazione, nell’operazione di riscatto si considerano i periodi lavorativi meno remoti con contributi effettivi.

È possibile rateizzare il pagamento del riscatto?

L’INPS consente di rateizzare il pagamento dell’onere di riscatto fino a un massimo di 10 anni, senza l’applicazione di interessi. Tuttavia, è necessario completare il pagamento prima del pensionamento, indipendentemente dalla possibilità di rateizzazione.

Quali vantaggi fiscali comporta il riscatto?

Il riscatto di laurea offre un vantaggio fiscale, essendo deducibile ai sensi dell’articolo 10, comma 1, lettera e), del DPR 916/1987. Tale deduzione, calcolata annualmente in base alle somme versate, permette di ridurre l’imponibile fiscale dell’assicurato, con un beneficio variabile a seconda del reddito imponibile e delle aliquote marginali applicabili.

Cosa prevede il riscatto per inoccupati?

Oltre alla modalità ordinaria, esistono forme di riscatto degli anni di studio pensate per specifiche categorie di lavoratori, come gli inoccupati, e agevolazioni introdotte per rendere l’operazione accessibile a una platea più ampia.

La Legge n. 247 del 2007 ha introdotto una formula di riscatto dedicata ai neolaureati che, al momento della richiesta, non risultano iscritti in alcuna forma di previdenza, non hanno svolto attività lavorative, nemmeno all’estero, e non hanno superato la soglia di 5.000 euro di reddito da lavoro autonomo occasionale che richiederebbe l’iscrizione alla gestione separata INPS. Questa condizione di inoccupazione deve essere attestata al momento della domanda di riscatto, senza che ciò impedisca future occupazioni.

L’onere per i neolaureati inoccupati si basa su una percentuale del minimale reddituale stabilito per la gestione artigiani e commercianti, pari a 18.415 euro nel 2024. Questa formula di riscatto non prevede la disapplicazione del massimale contributivo anche per i periodi di studio ante 1996.

Un aspetto interessante del riscatto per inoccupati è la possibilità di godere non solo della tradizionale deducibilità dell’onere ma anche di una detrazione al 19% per il familiare che sostiene l’onere del riscatto, fino a quando il beneficiario non diventa economicamente indipendente.

Qual è la novità del riscatto agevolato introdotto nel 2019?

Con il Decreto legge n. 4 del 2019, è stata introdotta una nuova forma di riscatto agevolato, che prevede un calcolo forfettario basato sul minimale reddituale annuale della gestione commercianti. Questa opzione, valida per chi ha completato gli studi dopo il 1995, offre una valida alternativa al calcolo percentuale e si rivela particolarmente conveniente per chi opta per il metodo contributivo o richiede una pensione contributiva.

 

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