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Il prezzo dei carburanti torna a salire, anche in città. Dati alla mano, il prezzo al servito, in alcuni distributori, sfiora – e a volte supera – il tetto dei 2 euro al litro. Dei 35 distributori presenti nel capoluogo, monitorati dal sistema «Osservaprezzi carburanti», consultabile sul sito del Ministero delle imprese e del Made in Italy, è evidente il divario dei prezzi aggiornati alla giornata di ieri, tutti intorno ai 2 euro al litro, e quelli non ancora rivisti – e potenzialmente aumentati – che si attestano su 1,90, poco meno o poco più. Rincari che si attenuano leggermente in alcuni distributori della provincia.

Dal sistema di rilevamento del ministero, emerge infatti che in tutto il territorio provinciale sussistono circa 154 impianti. I distributori che riescono a mantenere prezzi competitivi si trovano a Campoli del Monte Taburno, dove il prezzo al servito per benzina è di 1,799 euro, stessa cifra per un distributore presente a Fragneto Monforte. Per trovare costi del diesel più vantaggiosi, occorre arrivare a Rotondi (1,725) o in alternativa a Pannarano, 1,734 euro. In linea generale, una prima differenza di prezzo emerge tra i distributori con logo e le cosiddette «pompe bianche», che riescono a gestire i costi giocando sulle «scorte». Anche nel capoluogo, quindi, si può incorrere in prezzi al di sotto dei 2 euro, recandosi in un rifornitore no-logo. In questo caso, si può passare da un prezzo al servito di 2,168 per la benzina e 2,038 per il diesel, a 1,879 per il gasolio e 1,759 per la benzina.

L’aumento improvviso ha scatenato l’immediata preoccupazione delle associazioni dei consumatori. Per il presidente di Federconsumatori Benevento, Antonio Barletta, «siamo tornati a livelli di prezzi del carburante più alti di tre mesi fa, con un aumento intorno al 20%, il che ha avuto ricadute su diverse aree, inclusi trasporti, costo del cibo e altri servizi essenziali. Secondo quanto rilevato dai sondaggi condotti, non vi sono aumenti significativi nelle materie prime, il che solleva sospetti riguardo ai tentativi del governo di incrementare le entrate. L’Osservatorio nazionale è al momento al lavoro per monitorare attentamente la situazione». Il presidente evidenzia, inoltre, che «si nota una diffusa sensazione di disagio, soprattutto tra i pendolari, con autobus affollati, carenza di mezzi e un aumento della domanda di trasporto pubblico extraurbano».

Il problema, secondo il vertice della Federconsumatori, «è la prassi consolidata per cui in Italia, una volta che aumentano i prezzi, questi difficilmente scendono. Quindi anche una volta tornati alla “normalità”, il rischio è che i prezzi del carburante continueranno a restare elevati, creando un impatto significativo sulla vita quotidiana dei cittadini e sul costo complessivo della vita».

Ma secondo la tesi di un operatore del settore, emergerebbe uno scenario completamente diverso. A determinare gli aumenti di questi giorni non sarebbe l’aumento delle accise, che pure incidono per il 50% sul costo cui va aggiunta l’Iva, ma l’andamento della quotazione Platts della materia prima sul mercato internazionale. Platts è l’agenzia specializzata, con sede a Londra, che definisce il valore, in dollari americani, a cui una tonnellata di benzina o di gasolio può essere venduta dalle raffinerie.

Il Platts, quindi, esprime il valore effettivo dei prodotti raffinati. Se il costo aumenta sul mercato internazionale, è difficile che ciò non accada in altre aree. In base all’andamento registrato alla chiusura di ieri, il costo della materia prima è diminuito, per cui nei prossimi giorni dovrebbe registrarsi un calo dei prezzi. C’è però da dire che se è vero che l’ultimo aumento delle accise è avvenuto nel 2012 – rincaro che viene puntualmente comunicato dall’agenzia delle dogane – quello che ha determinato gli aumenti, oltre al Platts, è anche la sospensione degli sconti sulle accise decisa dal governo.

La reintroduzione delle accise

Nel 2024, il peso delle accise sulla benzina e sul gasolio si è fatto ancora più evidente, con il ripristino di ben 16 voci che compongono l’elenco delle accise. Una decisione che ha segnato una svolta rispetto al 2023, quando è stato stabilito di non rifinanziare lo sconto introdotto dal governo Draghi. Tra le voci che compongono questa lista, ci sono finanziamenti legati a eventi storici e calamità naturali che hanno segnato il percorso dell’Italia nel corso degli anni. Dal finanziamento della guerra d’Etiopia del 1935-1936 alla ricostruzione dopo il terremoto in Emilia del 2012, fino al sostegno alla cultura nel 2011 o il fronteggiamento dell’arrivo di immigrati dopo la crisi libica dello stesso anno. Eventi straordinari cui i cittadini hanno pagato il proprio tributo anche attraverso il rifornimento di carburante.
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