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Il governo taglia le stime sulla crescita del 2024 e del 2025, conferma sostanzialmente gli obiettivi sul deficit indicati in autunno e rivede leggermente la traiettoria del debito che risalirà quest’anno di mezzo punto rispetto al consuntivo 2023. Questo il quadro emerso al termine del Consiglio dei Ministri che ha approvato il Documento di Economia e Finanza, un testo leggero, con le sole stime tendenziali e quindi senza il quadro programmatico con le indicazioni delle scelte di fondo di politica economica per i prossimi anni e le relative conseguenze sui conti pubblici.

Il motivo, ha spiegato il Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, è “la rivoluzione delle regole di bilancio europee” per le quali “mancano ancora le disposizioni attuative”. Per questo “in sede europea è stato deciso che il termine per la presentazione del nuovo Def è per il 20 di settembre” ha aggiunto Giorgetti, sottolineando che il governo punta a presentarlo in anticipo rispetto alla scadenza ma non prima della definizione da parte di Bruxelles della “traiettoria tecnica” della spesa primaria italiana, prevista dalla nuova governance economica europea, “che dovrà essere resa disponibile presumibilmente da parte dell’Ue nella seconda metà di giugno”. Arriva comunque la conferma che il taglio del cuneo fiscale e l’Irpef a tre aliquote saranno prorogati anche per il 2025 ma il governo non scopre le carte su come verranno reperite le risorse per la copertura. Comprendendo anche le cosiddette politiche invariate (come missioni internazionali di pace e ricorse per i contratti pubblici) servono circa 20 miliardi di euro.

“Quando avremo le istruzioni sulla nuova governance europea” ha spiegato Giorgetti “sapremo qual è la traiettoria” per la spesa e “sapremo anche quali spese dovranno essere eventualmente ridotte, inserite all’interno della procedura per deficit eccessivo” che è scontata dato il livello del deficit/pil del 2023. “Quando avremo il quadro – ha aggiunto – sapremo anche dove andare a incidere e tagliare per creare le risorse da utilizzare per la decontribuzione”. Per finanziare l’Irpef a tre aliquote introdotta nel 2024, ha assicurato il viceministro Maurizio Leo, “abbiamo già risorse per gli anni successivi, legati all’eliminazione dell’Ace e all’introduzione della global minimum tax”. Quindi “siamo sostanzialmente allineati con l’intervento sul versante della riduzione delle aliquote. Un serbatoio già è disponibile ma penso che ci sarà un differenziale che si potrà colmare con gli interventi sul concordato preventivo biennale”.

Nel Def approvato dal Consiglio dei ministri la stima sul Pil 2024 viene ridotta a +1% dal +1,2% previsto nella Nadef 2023. Il prodotto interno lordo crescerà poi dell’1,2% nel 2025, in calo rispetto al +1,4% della Nadef del settembre scorso, per rallentare poi a +1,1% nel 2026 (ma in miglioramento rispetto al +1,0% della Nadef). Nel 2027 la crescita è stimata a +0,9%. Confermato per il 2024 il rapporto deficit-Pil al 4,3%, lo stesso livello contenuto nel quadro programmatico della Nadef per l’anno in corso. Per il 2025 il deficit è previsto al 3,7%, in leggero aumento rispetto al 3,6% indicato nella Nadef, mentre nel 2026 è atteso in discesa al 3% (2,9% nella Nadef) per poi arrivare al 2,2% nel 2027. Il rapporto debito/pil si collocherà nel 2024 al 137,8%, un livello leggermente più alto del 137,3% della chiusura del 2023 ma più basso rispetto al 140,1% previsto nella Nadef. Il debito è poi atteso al 138,9% del Pil nel 2025, un punto in meno del 139,9% indicato nella Nadef, e al 139,8% nel 2026 (rispetto al 139,6 della Nadef). Nel 2027 viene stimato in lieve calo al 139,6%.

Stime, sottolinea il governo, che in qualche modo continuano a scontare “il pesante impatto del superbonus sui conti pubblici e sui dati macroeconomici di riferimento” e che avranno effetto anche sugli anni a venire per l’effetto dell’agevolazione. “Il mio naso mi suggeriva che c’era qualcosa che non andava” sugli oneri dei bonus edilizi per le casse dello Stato, ha rimarcato Giorgetti, ma “adesso tiriamo una riga, abbiamo i dati definitivi. Quello che sicuramente non cessa adesso è l’operazione di verifica e controllo della bontà di questi crediti che ha già portato ad oggi a circa 16 miliardi di crediti annullati o sequestrati a vario titolo”. Il Ministro ha confermato il programma di privatizzazioni per 20 miliardi in tre anni. “Credo sia un obiettivo ambizioso ma anche realistico e a quello ci atteniamo”, ha detto, precisando che “l’andamento del debito e sua sostenibilità non dipendono dal programma di alienazione”.

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