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VENEZIA/LECCE – Anche due professionista salentini sono finiti nelle rete dei militari della guardia di finanza e della procura europea di Venezia che giovedì scorso ha scoperchiato una maxi frode, realizzata approfittando dei fondi del Pnrr e dei vari bonus edilizi ed energetici, e per la quale  sono finite in carcere otto persone, altre 14 sono finite agli arresti domiciliari e nei confronti di altri due commercialisti è stata emessa un’interdittiva a svolgere l’attività professionale.

Tra i quattordici destinatari della la misura cautelare degli arresti domiciliari figurano infatti anche il commercialista Alessandro Romano, 48 anni, nato a Crotone, ma residente a Lecce e con uno studio professionale in quel di Nardò, e il consulente Antonio Buttazzo, 52 anni, originario di San Cesario di Lecce, ma residente a Cassano D’Adda. Entrambi avrebbero svolto attività legate alla trasmissione di bilanci sospetti, e secondo le accuse truccati, a Infocamere.

Sarà comunque l’inchiesta coordinata dalla procura europea (Eppo) a fare chiarezza sulle responsabilità dei 24 soggetti destinatari delle misure cautelari e la portata della frode consumata, secondo le accuse e gli accertamenti condotti dalle fiamme gialle, ai danni dell’Unione Europea nell’ambito di fondi del Pnrr e che ha portato ora a numerosi sequestri per un ammontare complessivo di oltre 600 milioni di euro.

Nel filone d’inchiesta risultano indagate ulteriori cinquanta persone, nei confronti delle quali la guardia di finanza sta proseguendo gli accertamenti, finalizzati a ricostruire altri presunti illeciti, ma anche a cercare di individuare un punto di contatto con l’organizzazione i cui capi vengono indicati dagli inquirenti nel bresciano Franco Enrico Borghi, residente a Treviso, nel tedesco Stefan Lehmann, ex presidente della Pistoiese (nel 2023 aveva fatto un passo indietro cedendo le quote della squadra di calcio a una società inglese e garante del trust era il nuovo patron Maurizio De Simone, anche lui finito agli arresti), nell’ex sciatore Alexander Mair, nell’austriaco Christian Washing e nella compagna di Mair, Zhanna Zozulya.

Il blitz di procura e Finanza

Nella mattina di giovedì i finanzieri del comando provinciale della guardia di finanza di Venezia e del Nucleo speciale spesa pubblica e repressione frodi comunitarie, con il supporto del Servizio centrale investigazione criminalità organizzata (Scico) e del Nucleo speciale tutela privacy e frodi tecnologiche, hanno dato esecuzione all’ordinanza, contenente 24 misure cautelari personali (di cui 8 in carcere, 14 arresti domiciliari e le due interdittive a svolgere attività professionale e commerciale) e sequestri per 600 milioni di euro, emessa dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Roma, Mara Mattioli, su richiesta del procuratore europeo delegato, Donata Patricia Costa dell’ufficio di Venezia.

Grazie all’attivazione dei canali di cooperazione giudiziaria di Eppo, le operazioni hanno interessato diversi Paesi europei, con il coinvolgimento delle forze di polizia slovacche, rumene e austriache. Sul territorio nazionale hanno agito oltre 150 finanzieri che hanno eseguito le perquisizioni in Veneto, Lombardia, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Lazio, Campania e anche in Puglia e nel Saletno.

Le accuse di truffa

Le attività di frode, attribuite al gruppo delle persone indagate e arrestate, con il coinvolgimento di svariati prestanome e l’ausilio di quattro professionisti, hanno in una prima fase riguardato iniziative progettuali per decine di milioni di euro, finanziate a valere sul Pnrr, nell’ambito della digitalizzazione, innovazione e competitività nel sistema produttivo ed erogati da Simest (società partecipata da Cdp con l’obiettivo di sostenere le imprese italiane nel percorso di internazionalizzazione), che ha corrisposto tempestivamente alle richieste dell’autorità giudiziaria fornendo collaborazione alle indagini.

Le investigazioni hanno poi permesso di far emergere come la medesima organizzazione, utilizzando spesso le stesse società, fosse dedita anche alla creazione di crediti inesistenti nel settore edilizio (bonus facciate) e per il sostegno della capitalizzazione delle imprese (Ace), per circa 600 milioni di euro.

Le attività di polizia giudiziaria, condotte dalle fiamme gialle di Venezia con il supporto dei reparti speciali, hanno consentito poi di individuare, mediante l’uso della tecnica del “follow the money”, le condotte ritenute di riciclaggio e autoriciclaggio di ingenti profitti illeciti attuate attraverso un complesso reticolato di società fittizie artatamente costituite anche in Austria, Slovacchia e Romania.

Ad agevolare la ricostruzione dei flussi finanziari illeciti hanno contribuito gli approfondimenti svolti su oltre 100 segnalazioni di operazioni sospette (provenienti anche da financial intelligence unit estere) riconducibili agli indagati che, unitamente ai riscontri raccolti attraverso acquisizioni di documenti, atti contabili e indagini bancarie, hanno consentito di individuare i presunti promotori, i fiancheggiatori e gli agevolatori del sodalizio, con i differenti ruoli assunti dai responsabili nell’architettare, secondo l’accusa, evoluti sistemi di frode.

A valle di questi, si è posto un altrettanto raffinato apparato di riciclaggio, peraltro agevolato anche dall’utilizzo di tecnologie avanzate e di società di cartolarizzazione dei crediti al fine di occultare e proteggere, da un lato, il business fraudolento del sodalizio da eventuali controlli posti in essere dalle forze di polizia e, dall’altro, per trovare nuove modalità di monetizzazione dei crediti inesistenti.

Tra i valori sottoposti a sequestro, spiccano appartamenti e ville signorili, importanti somme in criptovalute, orologi, gioielli, oro e auto di lusso, tra cui Lamborghini Urus, Porsche Panamera e Audi Q8. Tali beni, unitamente agli oltre 600 milioni di crediti, sono finiti sotto sequestro.

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