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Chi non invierà entro oggi tutte le comunicazioni  all’Agenzia delle Entrate riguardante la cessione del credito o lo sconto in fattura per le spese del 2023 del Superbonus perderà la possibilità di cedere il credito, tornando al regime della detrazione sulla dichiarazione dei redditi. Questo significa dover attendere la dichiarazione dei redditi per ottenere il bonus a rate (in 10 anni), sempre se si ha sufficiente capienza fiscale anziché beneficiare del recupero immediato delle spese tramite la cessione del credito. Il nuovo decreto varato dal governo oltre a cancellare le agevolazioni impedisce anche l’applicazione della remissione in bonis per le comunicazioni da inviare al Fisco.

Cessione bloccata anche a chi ha presentato la Cila nel febbraio 2023

Inoltre, la norma introdotta nella versione finale del decreto blocca la cessione dei crediti  e lo sconto in fattura anche per coloro che avevano presentato la Cila entro il 16 febbraio 2023, ma non hanno ancora effettuato nessun pagamento entro il 30 marzo 2024. Sarà necessario aver completato effettivamente l’intervento per poter beneficiare della cessione del credito.

E dunque, calcolando che da fine 2022 ad oggi sono stati attivati circa 5mila cantieri condominiali ogni mese, si ipotizza che i problemi con la cessione del credito potrebbero coinvolgere circa 15mila condomini che hanno avviato i lavori nei primi tre mesi del 2024. Questa situazione riguarda soprattutto quei lavori che sono già stati approvati con la firma dei contratti con le imprese e  con acconti versati ma senza  l’avvio effettivo delle opere.  Il decreto non si applicherà agli immobili danneggiati dai terremoti in Abruzzo, Lazio, Marche ma fino al limite di 400 milioni di euro, deroga limitata che potrebbe non essere sufficiente a risolvere i problemi della ricostruzione.

Lo sconto in fattura ha fatto lievitare le spese di ristrutturazione tra il 30 e il 40%

Lo stop allo sconto in fattura e conseguente cessione del credito era comunque un atto dovuto dato che proprio questa norma scritta senza porre limiti di spesa difficilmente aggirabili, ha creato il “buco” da 130 miliardi che fa venire il mal di pancia al ministro dell’economia, Giancarlo Giorgetti. Lo sconto in fattura non era certo gratuito. Le imprese edili chiedevano infatti dal 30 al 40% in più rispetto ai normali costi di ristrutturazione e gli amministratori di condominio convincevano i condomini ad accettare dato che il Superbonus permetteva crediti fiscali pari al 110% della spesa sostenuta e il bonus facciate (anche esso abolito) al 90%. 

Va da se che su 130 miliardi di crediti fiscali finiti a carico dell’erario oltre 40 miliardi sono da imputare allo sconto in fattura e dunque sono finiti nelle tasche delle imprese edili che li hanno praticati. Da sottolineare che le banche, per la cessione del credito chiedevano, chiedevano all’inizio dell’era del Superbonus nel 2020, solo il 4%. E dunque, come al solito dato che qualcuno ne ha approfittato ampiamente, chi ha iniziato le pratiche in ritardo è rimasto con il cerino in mano. Secondo l’Ance, ossia l’associazione di categoria delle imprese edili, sarebbero 320 mila tra famiglie e imprese, per un totale di 30 milioni di crediti incagliati,  i cosiddetti esodati del Superbonus che ora sono destinati ad aumentare.



 

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